Biografia

Nel quindicesimo secolo, l’artista Leon Battista Alberti pubblicò un libro fondamentale per la storia della pittura occidentale: il quadro, teorizzò, è una finestra aperta sul mondo. Il pittore italiano Flavio de Marco (Lecce, 1975) riflette su qual è la finestra attraverso cui gli artisti guardano il mondo oggi e su che cosa può essere visto. Lo schermo del computer è per lui la “finestra” dell’epoca contemporanea e diventa il soggetto della sua investigazione pittorica. Nel 1999 de Marco dipinge la sua prima risposta a questa riflessione attraverso una serie di schermate di software in grigio e nero, uno scheletro geometrico di cornici vuote dipinte su tela. Privata di testo e icone, ogni schermata diventa in questo modo qualcosa da guardare piuttosto che da usare: un paesaggio.
Da allora, de Marco ha trasformato lo schermo virtuale attraverso la pittura: da immagine sul punto di scomparire, spazio dal quale si può uscire con un click del mouse, diventa una superficie fisica, a ricordare la precarietà di un mondo spesso ridotto all’esistenza digitale. Lo spazio diventa un piatto orizzonte di schermi; le finestre si aprono l’una sull’altra, gli strati si moltiplicano come lo sguardo, facendo perdere il senso di profondità creato nel tradizionale sistema prospettico con un unico punto di fuga fondato in epoca rinascimentale. La pittura dell’artista richiama la varietà di tecniche e motivi utilizzati nella tradizione pittorica. Allo stesso tempo, ogni lavoro ha una striscia grigia nella parte alta della tela – la barra di comando di un computer – per ricordare allo spettatore che i paesaggi standardizzati che sta osservando sono parte di una esperienza proiettiva ed evanescente del mondo. Flavio de Marco vive e lavora a Berlino.

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Gallery Exhibition

M77 Gallery presenta Planetarium, il nuovo progetto dell’artista Flavio de Marco (Lecce, 1975) aperto al pubblico da martedì 28 marzo a sabato 27 maggio 2017 e accompagnato da un catalogo con testi di Michele Bonuomo e Jonny Costantino.

De Marco, da sempre sensibile al tema della rappresentazione dello spazio, promuove una nuova indagine sul linguaggio pittorico a partire dal paesaggio extraterrestre, per arrivare infine ad una rappresentazione della realtà in cui la pittura figurativa si mescola a elementi astratti. Il progetto si genera a partire dal registro cromatico appartenente ai sette pianeti del sistema solare (esclusa la Terra, indagata nel precedente progetto “Stella”): protagonisti sono Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Urano e Nettuno. I pianeti rappresentano il punto di partenza di un viaggio che conduce l’artista dallo spazio siderale al proprio quotidiano, affiancando paesaggi alieni a nature morte monocrome provenienti dal suo atelier per spingersi infine all’esplorazione del proprio corpo e di quello altrui con una serie di ritratti realizzati attraverso una rilettura di celebri autoritratti di artisti del passato, da Tiziano a Malevich. L’allestimento conduce il visitatore lungo i due piani della galleria in un percorso che vede i pianeti allinearsi l’uno dopo l’altro su ogni singolo muro come nella propria orbita.

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