Biografia

David McDermott nasce a Hollywood, California, nel 1952. Studia alla Syracuse University, New York, dal 1970 al 1974. Peter McGough nasce nel 1958 a Syracuse, e studia nella stessa Università a partire dal 1976. Le loro vite si incrociano solo quando entrambi si trasferiscono a New York city e iniziano a collaborare nel 1980. Fin da quel momento, McDermott e McGough si sono subito distinti per la loro filosofia di vita, dove l’arte diventa parte integrante del loro lifestyle quotidiano. Il loro lavoro fotografico si contraddistingue dall’uso di immagini e icone tipiche della fine del XIX secolo fino a metà del XX secolo, inclusi i lavori dove i due Artisti posano in vesti da gentleman d’atri tempi, con attitudine fiera, e sguardo a volte impertinente. McDermott e Mcgough scelgono di immergersi nell’epoca Vittoriana compresa tra la fine del 1900 e lo stile tipico degli anni Trenta. Gli anni ’80 vedono i due Artisti vestirsi, vivere e lavorare come fossero protagonisti di un’epoca passata. Indossano cilindri e colletti removibili, fino a trasformare il loro appartamento nell’East Village a New York, nel loro ideale di casa in stile Vittoriano, illuminato solo dalla luce di candele.
Così come il loro lifestyle, l’opera fotografica, insieme a quella pittorica, lasciano presagire la negazione del presente storico. L’ossessione per un’epoca passata si ritrova nei soggetti e negli stili che gli artisti riportano in vita e addirittura alle date simboliche e fittizzie che assegnano alle loro opere. Questa dimensione personale risulta nel loro lavoro in una dichiarata provocazione e in una pratica artistica dal tono controverso, mentre tratta temi di rilevanza politica e sociale. McDermott & McGough sono famosi per il loro utilizzo di tecniche fotografiche antiche e alternative, inclusa la tecnica della cianotipia, stampe gum bichromate, stampe ai sali, tri color carbo, platinum and palladium. Tra i temi maggiormente affrontati toviamo quello dell‘arte popolare, la cultura, la religione, la medicina, il mondo della pubblicità, la moda e tematiche legate al sesso.
Il lavoro di McDermott e McGough è stato esposto in mostre individuali e collettive in Istituzioni e Gallerie d’arte importanti tra le quali Cheim & Read, Galerie Jérôme de Noirmont, Pat Hearn Gallery, Massimo Audiello Gallery, Galleria Gian Enzo Sperone, Sperone Westwater, Galerie Bruno Bischofberger, Frankfurter Kunstverein, Whitney Museum of American Art, New Museum of Contemporary Art, Centre Pompidou, Kunsthalle Wien, Manezh Moscow e the Irish Museum of Modern Art. Il loro curriculum include anche mostre all’interno della Whitney Biennial di New York, nel 1987, 1991 e 1995. Nel 2017 Dallas Contemporary ha deciso di dedicare una grande retrospettiva museale al duo artistico aperta dal 29 Settembre.
McDermott e McGough vivono attualmente tra Dublino e New York city.

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Gallery Exhibition

M77 Gallery è lieta di presentare la mostra Cyan Light And Abstract, personale del duo artistico americano McDermott & McGough. L’esposizione è stata appositamente realizzata per gli spazi della galleria ed è la terza personale dei due artisti in Italia: dopo l’esposizione del 1986 presso la galleria di Lucio Amelio a Napoli e quella del 1996 alla galleria Gian Ferrari, Cyan Light And Abstract riporta per la seconda volta a Milano l’immaginario onirico di David McDermott (Hollywood, California, 1952) e Peter McGough (Syracuse, New York, 1958). Attraverso opere di fotografia e pittura, la mostra presenta un’ampia panoramica dei lavori dei due artisti, conosciuti al grande pubblico internazionale per la loro ricerca artistica che, pur attraversando diversi mezzi espressivi, dalla fotografia alla pittura, alla scultura, variando tecniche e supporti, si contraddistingue per la costante appropriazione di elementi – immagini e oggetti  – del passato, soprattutto appartenenti alla fine del XIX secolo. Eleganti, sofisticati, eruditi, dal sapore volutamente “dandy” ma senza mai nulla sottrarre alla dimensione di profondità del loro lavoro, McDermott & McGough si incontrano a New York nel 1980. Da allora insieme conducono, nella loro arte così come nella loro stessa vita, una serie di “esperimenti” sul tempo, come si evince dalla retrodatazione delle loro opere in coerenza con la scena rappresentata, riportando alla luce uno stile perduto e affermando la volontà di non far parte del tempo corrente e a venire, cui non riconoscono alcuna bellezza. Declamano: “ho visto il futuro e non voglio andarci” e il passato – dilatato, rivissuto, riportato a nuova vita – diviene la voce narrante e il principale custode della loro identità. La riscoperta romantica di un passato che ha ancora molto da raccontare si declina infine nell’emotività dei dieci dipinti realizzati in colori gouache. Questa volta i soggetti sono le linee, che compongono un’intricata rete di percorsi: la pittura geometrica si lascia assorbire dall’esperienza gestuale.