BERNARDO SICILIANO – Panic Attack

M77 Gallery presenta Panic Attack, personale di Bernardo Siciliano (Roma, 1969): un ciclo inedito di tele di grandi dimensioni, realizzato specificamente per l’occasione, che rappresenta un punto d’arrivo e allo stesso tempo uno snodo lucido e dinamico dell’artista italiano, che dagli anni ’90 vive e lavora a New York. L’attacco di panico a cui fa riferimento il titolo della mostra è quello che ha cambiato per sempre la vita dell’artista: il giorno in cui scoprì che dipingere era un rituale in grado di placare l’ansia, rallentare il battito cardiaco, far tornare regolare il ritmo del respiro. Era una dimensione “a parte” in cui immergersi e dove immancabilmente trovar pace. Ma l’attacco di panico è anche il suo dispositivo metaforico per appropriarsi di uno spazio urbano, nella fattispecie quello di New York, in cui la presenza umana è volutamente assente a vantaggio di una scena vuota e metafisica che ognuno, guardandola, potrà popolare di presenze, di visioni o di fantasmi. Attraverso una pratica pittorica antisentimentale e dal rigore quasi scientifico, senza mai indugiare in virtuosismi muscolari, Siciliano – attraverso punti di vista, scorci prospettici inconsueti e linee di orizzonte molto abbassate – isola e ingigantisce frammenti urbani all’apparenza “usuali” e li trasforma in blow-up di stati d’animo potenti e silenziosi. Concentrandosi sulle sue vedute metropolitane, l’unico rumore che si riesce a percepire è quello continuo, ritmato e metodico, prodotto dal pennello che segna la tela. La lezione universale – che da Giotto e Piero della Francesca porta sino alla solitudine metafisica di Giorgio De Chirico, passa dall’eroica malinconia di Sironi e sfuma nelle depressive atmosfere hopperiane – è stata riversata da Siciliano in un contesto contemporaneo in cui la pratica pittorica, finalmente pacificata con se stessa e con il mondo, trova una rinnovata dimensione concettuale. La mostra milanese si propone, dunque, come una magnifica occasione per riaprire una discussione sulla pittura in cui non c’è più posto per sensi di colpa, complessi di inferiorità o, peggio ancora, per revanscismi sterili e fuori tempo massimo. Dopo l’attacco di panico non ci può essere che la calma.