Biografia

Nato a Enugu, in Nigeria, nel 1966, Odili Donald Odili esplora attraverso le sue opere l’elemento colore sia nel contesto figurativo che in quello storico e sociopolitico, attraverso il quale egli stesso vuole raccontare l’Africa e la sua ricca cultura. Secondo l’artista “Il colore in sé ha la possibilità di rispecchiare la complessità del mondo cosi come ha il potenziale di avere una sua identità particolare. Lo schema figurativo e i pattern dei miei dipinti sono una mia creazione personale. Continuo a ricercare nelle mie opere la capacità metaforica di avvicinarsi alla condizione umana attraverso i motivi pittorici, la loro struttura e design, così come la capacità di stimolare la memoria. I colori che utilizzo sono un mix di tonalità diverse da me personalmente create per riflettere l’insieme dei ricordi visivi che ho acquisito durante i miei viaggi. Questo è anche uno degli aspetti più complicati del mio lavoro, in quanto creo nuove tonalità in modo intuitivo, miscelando i colori a mano, e coordinandoli durante il processo creativo. La mia pratica non vede mai lo stesso colore ripetuto più di una volta, piuttosto un colore può sembrare simile ad un altro, al massimo. Questo aspetto è per me molto importante in quanto riflette la disparità e varietà che esiste nel nostro mondo fatto di persone e cose”.
Il lavoro dell’artista è stato esposto in Musei e Istituzioni di tutto il mondo. Negli ultimi anni, l’artista ha prodotto opere di grandi dimensioni su muro, commissionate da organizzazioni governative e Istituzioni d’Arte tra le quali The United States Mission alle Nazioni Unite a New York (2011), il Savannah College of Art and Design (2012), New Orleans Museum of Art (2011), Kiasma, Helsinki (2011). L’artista ha ricevuto borse di studio dalla Penny McCall Foundation nel 1994, dalla Joan Mitchell Foundation nel 2001, e dalla Louis Comfort Tiffany Foundation nel 2007. Nel 2007, la sua grande installazione Give Me Shelter è stata esposta alla 52a Biennale di Venezia all’interno dell’esposizione principale curata da Robert Storr Think With The Senses, Feel With the Mind.
L’artista vive e lavora a Philadelphia, dove insegna pittura e disegno alla Tyler School of Art, presso la Temple University.

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Gallery Exhibition

M77 Gallery presenta la mostra The Differend, personale del pittore Odili Donald Odita. Nato a Enugo, in Nigeria, Odita vive e lavora negli Stati Uniti, tra Philadelphia e New York. Il suo lavoro si rifà alle esperienze degli astrattisti afroamericani degli anni Settanta e Ottanta ed esplora le dimensioni del colore come portato della storia dell’arte figurativa e del paesaggio ma anche secondo un ideale senso di lettura sociopolitica. La mostra presenta una selezione di opere appositamente realizzate per l’esposizione. Tra queste, anche un lavoro site-specific: un grande wall-painting, per i quali Odita è particolarmente conosciuto e apprezzato, che ha investito interamente una delle pareti della M77 Gallery. La mostra prende il titolo dall’omonimo libro, pubblicato nel 1988, del filosofo Jean-Francois Lyotard (1924-1998): “differend” (dissidio, disaccordo) è un termine di origine francese che designa il momento in cui il linguaggio diventa insufficiente alla comunicazione. Il significato di una frase, secondo Lyotard, non può essere stabilito sulla base dei fatti cui si riferisce: la realtà è un complesso di possibili significati, collegati alla realtà stessa attraverso le parole. Ne consegue che il linguaggio è insufficiente a descrivere e comprendere il mondo e il vero significato di ogni frase rimarrà sempre indeterminato. Un relativismo che Odita mutua dal linguaggio verbale a quello pittorico, attribuendo ai colori la stessa molteplicità di significati che Lyotard assegnava alle parole. Odili Donald Odita utilizza il colore come metafora dei codici culturali: le tonalità da lui create mirano a far risuonare echi familiari nello spettatore, favorendo le associazioni mentali e facendosi specchio della complessità del mondo. Odita infatti porta con sé una doppia eredità, occidentale e africana, che combina sapientemente nella sua ricerca estetica, per valicare nuove frontiere inesplorate. Abbandonando la necessità di un centro gerarchico nell’immagine, Odita invita l’osservatore a muoversi, mutando punto di vista: in questo modo si aprono prospettive multiple e cangianti che donano plasticità e tridimensionalità al dipinto. Odita struttura l’immagine dall’interno, creando geometrie a incastro dalle tinte contrastanti. Sono campiture piatte, spicchi di colori che si scheggiano e si espandono, ripetendosi e variando la loro forma secondo ritmi pulsanti. Dice l’artista: “I colori che uso sono personali: riflettono la collezione di visioni che riporto dai miei viaggi. Provare a ottenere i colori in modo intuitivo, miscelandoli manualmente e coordinandoli man mano, è uno degli aspetti che caratterizzano il mio processo di lavoro: non posso creare lo stesso colore due volte, ma solo realizzare colori che “sembrano” gli stessi. Questo aspetto è importante per me, in quanto sottolinea la specificità delle differenze che esistono nel mondo, nelle persone come nelle cose”. Un mondo di differenze che, attraverso l’arte, può tornare a essere uno: la bellezza, per Odili Odita, è ciò che rende consapevoli e avvicina all’idea di un’unica umanità.